Il cappotto nell’isola
I bordi del mio cappotto rosso avevano delle impunture ad onda che mai avrei pensato di poter navigare.
I giorni del mio rapimento ho esteso il tempo in respiri fatti di attenzione vertiginosa e prudente.
Perdere la paura contando quanti pallini aveva il maglione che indossavo oramai da ventuno giorni.
A pensare che da piccola avevo una macchinetta presa dal Postalmarket che li inghiottiva e io e le mie sorelle ne eravamo stupite e contavamo i giorni che ci dividevano dalla fine dell’inverno.
Io ora ero nell’isola mentale più lontana ad est e nel cuore dell’inverno più freddo e solitario che avessi mai vissuto.
Speravo nella nave che mi avrebbe salvato ma sapevo che la luce poteva venire solo dalla mia calma e dalla vista da aguzzare e dai sensi da espandere.
Il mio rapitore era attratto da me, oramai ne ero certa, ero la sua ragione di luce giornaliera, anche se non lo sapeva.
Imparare a leggere il libro del mondo è riuscire ad osservare anche il movimento più lento e fragile.
Di onde maestose e di destini incrociati io ho assorbito venti e spruzzi di mare prima di quell’alba rosa che disegnò le forme della mia salvezza.
Il primo piede a bordo mi fece amare l’isola e tutti i tormenti per tornare ad essere.
Uno scritto di Annalisa Falcicchio prodotto durante il nostro corso di scrittura online e interattivo
THIS MUST BE THE PLACE, CORSO DI SCRITTURA ONLINE E INTERATTIVO
Fotogramma tratto dal Film Rosso di Krzysztof Kieślowski
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